Matera città candidata capitale europea della cultura 2019

Autore: Comitato Matera 2019
Editore: Comitato Matera 2019
Categoria: Cultura e letteratura

Un futuro basato sulla cultura, intesa come base comune di riflessione sul perché e sul come viviamo, quali sono gli obiettivi delle nostre esistenze, come si debbano intrecciare competenze scientifiche e tecnologiche ad abilità manuali esaltate da una creatività diffusa che da sempre caratterizza la popolazione italiana, che Matera intende rappresentare degnamente per l’anno 2019. Un futuro che non è possibile immaginare solo legandosi alle straordinarie tradizioni e all’immenso patrimonio architettonico e culturale che attirano già oggi migliaia di turisti nel nostro territorio, ma che vogliamo immaginare offrendo la nostra città come luogo aperto e neutrale in cui sperimentare collettivamente soluzione ai problemi della contemporaneità che Matera e la Basilicata condividono con il resto d’Italia e dell’Europa. Quali saranno le forme di educazione del futuro? Quali relazioni ci saranno tra l’artigianato e l’industria? Che ruolo avranno le tecnologie digitali già così pervasivamente presenti nel nostro quotidiano? Ma anche, come i saperi millenari possono insegnarci a progettare forme di abitare e di socializzare adeguate a superare la crisi dei modelli novecenteschi che ancora oggi influenzano negativamente la nostra idea di presente e ci tengono bloccati, incapaci di investire con coraggio e determinazione su nuovi modelli di imprenditorialità, di welfare, di miglioramento della spazio pubblico? Quale ruolo potrebbero avere spazi privati riaperti come luoghi di condivisione, secondo l’antica tradizione del vicinato? La tradizione millenaria di Matera, basata sulla capacità di abitare luoghi per certi versi inospitali, e di creare tecniche per portare il bene primario per la vita, l’acqua, e distribuirlo a tutti i livelli della popolazione, ha stimolato gruppi di giovani, ormai più di cinquant’anni fa, a non considerare Matera una città che potesse collassare e morire, ma a tornare ad abitare i Sassi e farli diventare patrimonio dell’umanità, il primo del Sud Italia, nel 1993.